di Ilaria Betta

 Quest’estate sono andata in Puglia e ho incontrato la mia nuova vicina di casa; era una ragazza francese di quindici anni, di nome Dominique, che noi chiamavamo Mimie. Era bassa, coi capelli biondo chiaro ed era abbastanza robusta. Si era innamorata di mio fratello e, per arrivare a lui, faceva l’amica con me. Lui, però, non era interessato e lei ci impiegò un po’ di tempo a capirlo, giusto il tempo della nostra frequentazione, durata una settimana.

Veniva da Avignone ed era in Italia sia per le vacanze sia per imparare un po’ la nostra lingua, quindi parlai pochissimo in francese con lei e non riuscii nemmeno a fare i compiti, perché mi ero dimenticata i libri a casa. In quella settimana, parlammo di molte cose interessanti. Mimie diceva che non c’era molta differenza tra Puglia e Avignone, perché sono terre molto legate al mare. Lei abitava in Avenue de la Synagogue, che è una strada un po’ lontana dal centro della città e, per andare a scuola, doveva prendere l’autobus tutte le mattine. Aveva appena finito il collége, che corrisponde alla nostra scuola media e, in autunno, avrebbe cominciato littéraire, il nostro liceo classico. Suo papà, Romain, faceva un mestiere stranissimo, il naso. Quando me l’ha detto, sono rimasta piuttosto stupita, perché non avevo mai sentito una cosa del genere. Mimie mi spiegò che suo padre passava cinque giorni alla settimana a Nizza, dove lavorava in una ditta di profumi e, col suo olfatto così sviluppato, sceglieva le combinazioni di aromi. Quando si ebbe notizia dell’attentato terroristico a Nizza, avvenuto il 14 luglio scorso, Mimie e sua madre partirono immediatamente, così da ricongiungersi a Romain. Di questo incontro mi rimane il ricordo di una ragazza simpatica, buona e sorridente, con cui mi sono divertita, anche se per poco tempo. Purtroppo non siamo rimaste in contatto, ma sono sicura che se andassi ad Avignone, cercherei di farle visita.

La settimana passata con Mimie mi ha fatto pensare all’Europa e al fatto che siamo tutti tenuti insieme da un filo, indipendentemente dalle nostre nazionalità: perché dunque la guerra? E perché la guerra al nostro ambiente, da cui tutti dipendiamo? L’Europa è un continente altamente industrializzato, quindi l’inquinamento è molto elevato. Le industrie dovrebbero dotarsi di filtri ancora più potenti di quelli che hanno adesso. Inoltre, per combattere l’inquinamento della città, bisognerebbe creare degli incentivi per i proprietari di auto vecchie, così che possano comprarne di nuove o montare impianti a gpl o metano. Bisognerebbe, poi, rendere più economici i trasporti coi treni, per avere meno camion in circolazione, causa di grande inquinamento. Inoltre, rivedere anche il modo di costruire le case, per farle ecosostenibili, cioè con materiali naturali che consentano di conservare il calore e risparmiare sul riscaldamento. È importante anche la politica sulle energie rinnovabili: adesso abbiamo migliorato molto i pannelli solari, quindi sarebbe bello se, in Europa, a ogni coppia che si sposa, venisse regalato un pannello solare: questo permetterebbe di risparmiare sull’elettricità e di far circolare l’energia elettrica non consumata. Molto importante è anche il tema dei rifiuti, di cui anche l’Europa è grande produttrice. Bisognerebbe diminuirne la produzione, magari anche limitando i consumi, aumentando la raccolta differenziata e il riciclo, come quello della carta, perché ha poco senso che la riciclata costi più di quella normale. Un’altra cosa che si potrebbe fare è aumentare i mercatini di seconda mano; spesso, buttiamo oggetti ancora funzionanti e magari li scartiamo solo per avere l’ultimo modello di smartphone, computer ecc. In realtà, questi oggetti potrebbero essere tranquillamente riutilizzati e basterebbe una semplice pulitura per poterli riutilizzare. Bisognerebbe, infine, tenere sotto controllo i diboscamenti selvaggi e incontrollati: basti pensare che, dall’inizio della Rivoluzione industriale, i boschi europei sono diminuiti considerevolmente, con grave rischio per la flora, la fauna e anche per l’uomo, che si trova a respirare aria irrespirabile. E anche per i nasi… come Romain.