di Marianna Midali

La terra può essere un ambiente ostile, popolato da moltissimi tipi di creature incasinate e contorte come solo un gomitolo di lana potrebbe essere, affogato nell’inquinamento non solo materiale ma anche morale. Come comportarsi quando si porta il peso di una gonna? Bisogna avere coraggio, prendere il toro per le corna, farsi avanti e provare a rispondere alla domanda più importante: quanto pesa una gonna? Non parlo del peso fisico, dell’attrazione gravitazionale, parlo di quello emotivo, psicologico e sociale, l’aspetto fondamentale e maggiormente trascurato nella vita delle donne. Mi viene, perciò, naturale interrogarmi sul perché delle differenze tra uomo e donna, radicate nella storia e nelle menti di tutti noi. E così, scavando a fondo nei miei pensieri, sono giunta alla conclusione che tutti i pensieri pensati dagli esseri umani dagli albori della civiltà, abbiano formato una rete di filo spinato intorno alla possibilità di aprire le menti e poter finalmente mettere in pari i piatti della bilancia dei generi.

Questo peso, se sei donna, te lo carichi sulle spalle ogni giorno, consciamente o meno, e te lo trascini fino nella tomba; e per quanto si sia alleggerito nel corso dei secoli, c’è ancora e da quel che vedo non è per niente facile conviverci. Solo qualche giorno fa, al telegiornale, si parlava delle ore che ogni giorno vengono spese da uomini e donne per badare alla famiglia; da un sondaggio scaturiva che, in media, le donne italiane dedicano a questo fine cinque ore, mentre gli uomini non più di un’ora e mezza. Qualche altro numero. A parità di lavoro, le donne guadagnano un buon 10% in meno dei colleghi uomini e non è un segreto la diffusa moda di licenziare le neomamme, accusate solo di essere rimaste incinta. Nell’ambito della politica italiana, poi, le donne rappresentano solo il 19,7% degli addetti e non perché non siano istruite, poiché il 42,4% di esse sono diplomate ed il 15,9% laureate – peraltro, sia a scuola sia in università ottengono risultati superiori a quelli degli uomini. E, per finire, il 32,5% delle donne occupate ha un lavoro part-time.

Sorpresi? Non credo proprio, il fatto è che tutti sono a conoscenza dei dati, ma con una sottile noncuranza la maggior parte delle persone finge che non esistano. Altri ancora sostengono, con grande fermezza, che la nostra società sia pienamente paritaria e nel sentire tesi contrarie alla propria, accatastano una montagna di scuse insensate e infondate, mirate solamente a stordire chi la pensa diversamente con le loro balordaggini. Il risultato? Un ambiente sociale e politico sterile, in cui ogni volta che si riesce a fare un passo avanti se ne fanno due indietro e si aumenta, di qualche grammo, il peso della gonna.

Ma se questa situazione, qui da noi, sembra tragica, basta spostare lo sguardo leggermente più a sud-est dell’Europa perché se ne riveli una nettamente peggiore, tanto da apparire surreale: spose undicenni, madri poco più che bambine e livelli di analfabetismo elevatissimi; condizioni che poi rendono le stesse vittime docili di fronte all’ingiustizia e alle violenze di ogni tipo. Come si possono tollerare situazioni simili? Non si può, ma nessuno può opporvisi se è da solo, indipendentemente dal genere, dalla lingua e dall’età. È anche per questo che esiste l’otto marzo; non mimosa e festeggiamenti, ma uguaglianza e unità; e magari, prima o poi, riusciremo a creare un mondo dove, per le “gonne”, non esista più la legge della gravità.