di Elena Dallargine

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Parole chiare ed esaustive, quelle dell’art. 2 della nostra Carta, su alcuni concetti fondamentali per la vita dell’uomo. Parole che nascono dalla storia. Infatti, la Costituzione italiana, entrata in vigore, il 1° gennaio 1948, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, s’inseriva in un mondo che aveva un fresco ricordo dei forti conflitti, degli orrori e della tragedia della Shoah, del totalitarismo, la disumanità e le innumerevoli discriminazioni. Questo periodo nero non poteva che risvegliare la necessità di affermare il primato dell’individuo, che è alla base del principio personalista della Costituzione. Sono trascorsi quasi settant’anni dalla stesura della Costituzione e il mondo è cambiato sotto vari punti di vista e, con lui, anche i problemi che lo affliggono. Al giorno d’oggi, i principali di essi sono le migrazioni, l’integrazione, l’intolleranza, le discriminazioni e il lavoro. L’Italia e l’Europa sono in un periodo di crisi, ma non solo economica, anche di umanità. La maggior parte degli Stati e degli individui pensa a sé, al proprio benessere, e per questo la parola solidarietà si è un po’ dimenticata. Bisogna allora ricordare l’importanza che, nell’articolo 2 della Costituzione, sia affermato il principio di solidarietà che, a differenza della tolleranza, richiede un aiuto reciproco e molto impegno.

Oggi, sfogliando un quotidiano o ascoltando un telegiornale, si viene a conoscenza della tragedia delle migrazioni attraverso il Mar Mediterraneo, delle difficoltà di integrazione che i migranti devono superare e dei numerosissimi casi di intolleranza e discriminazione culturale e religiosa. Per questo ritengo che, volendo attualizzare l’articolo 2 della Costituzione, si debba aggiungere un altro tipo di solidarietà: quella culturale e religiosa. A mio parere, si tratta di un dovere dell’uomo importantissimo e fondamentale, se si vuole che uno Stato sia qualcosa in più di un territorio delimitato da confini: un insieme di persone, unite da legami affettivi e morali, che si mostrano aiuto reciprocamente. Purtroppo, si tratta di un traguardo ancora molto lontano. Accanto a questo, ritengo che via sia un altro diritto inviolabile dell’uomo: quello della sicurezza. Si tratta di un termine molto esteso, che parte da quella della persona fisica, per arrivare alla sicurezza dello Stato. Quante volte, oggi, assistiamo a furti, a rapine o a malviventi che si introducono abusivamente in una casa, prendendone il possesso? Oppure pensiamo all’hackeraggio, cioè la violazione della sicurezza, praticata dalla pirateria informatica. Di recente, alcune spie russe sono state accusate, dagli americani, di essersi introdotte nei loro server. In Italia, invece, pochi giorni fa, sono stati scoperti e arrestati due fratelli che, da anni, riuscivano a introdursi nei computer, rivelando dati privati di uomini politici come Mario Draghi, Mario Monti e Matteo Renzi.