di Maria Vittoria Soli

 

Ogni giorno da cacciatori del Cip (Caccia Importante di Pannocchie) era una vitaccia. Era sempre una battaglia riuscire a conquistare qualche chicco di una pannocchia. Dovevamo volare come razzi fino ad arrivare al Confine del Campo di Pippo e artigliare una pannocchia. Purtroppo, però, eravamo solo passeri e, quindi, venivano via solo due o tre chicchi; per sfamare il resto del popolo dovevamo fare molti giri così da accumularne una quantità sufficiente. Il vero problema, in realtà, non era quello di dover volare tanto ma il fatto che ci fosse lo stupido Mostro che continuava a ostacolarci con le sue esplosioni. Era difficilissimo volare con pezzi di roba a caso che ti volavano intorno! Ogni sera, i passeri-cuochi cucinavano pietanze prelibate e queste erano una ricompensa sufficiente alla fatica e ai pericoli che correvamo. Ovviamente la nostra dieta era molto varia: lombrichi, bruchi, formiche, bacche e semini ma per le provviste servivano soprattutto le pannocchie che, tra l’altro, erano l’alimento più buono.

Un giorno stavo rosicchiando un seme quando vidi il Mostro che faceva la sua entrata nel campo; come al solito aveva un aspetto orribile e spaventoso: aveva lunghi fili sottili appiccicati a quello che doveva essere il muso; la sua pelle, sprovvista di penne o piume, era bianchiccia e piena di lividi! Corsi ad avvertire la squadra che dovevamo cominciare il lavoro e iniziammo a svolazzare tra le pannocchie, inseguiti dal Mostro che diceva qualcosa tipo: «A me non mi piace questo lavorire. Quei stupidi passeri non si fanno prendare». A quanto pareva non conosceva molto bene la grammatica. All’improvviso sentii un rumore sordo, come quello di qualcosa che cade atterrando sull’erba e, infatti, quando mi voltai dalla parte da cui proveniva, vidi che uno dei miei amici era stato colpito e giaceva in una pozza di liquido scuro: era sangue! Volai velocissimo verso di lui e, quando fui vicino, sentii che il suo cuore batteva ancora, perciò potevamo salvarlo quindi lo presi per una zampa e lo trascinai verso il Confine perché era troppo pesante da portare in volo. Finalmente arrivai e, da lì, fu trasportato dagli altri sul nostro albero. Io non potevo rischiare che altri fossero feriti quindi presi coraggio e volai, veloce come il vento verso il Mostro. Gli graffiai tutte le mani e sarebbero stati colpi fatali se non fosse stato così grande. A quel punto, però, accadde un miracolo: per sbaglio, cercando di allontanarmi con la mano, aveva dato fuoco a quello strano coso che portava addosso, una “giacca”. Per salvarsi, si lanciò nel grande fiume Fosso e tutti volammo sulla recinzione per festeggiare la nostra vittoria. Dopo un po’ si sentì una voce che chiedeva, in modo brusco: «Perché sei nel fosso, Spaventapasseri»? Tutti ci rifugiammo sul nostro albero impauriti e sentimmo che il Mostro stava scappando in lacrime. E fu così che lo Spaventapasseri non ci fece più paura.