8 novembre 2016. Con 64 milioni di voti, Donald Trump viene eletto quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America. Inizialmente, è essenziale dire che la presidenza Trump alla Casa Bianca, come dice Aldo Giannuli, non sarà come una delle tante che l’hanno preceduta, ma sarà una presidenza di svolta, che si presenterà come un lunghissimo tunnel, di cui non si vede la fine.

Secondo molti politologi, Trump sarà il presidente più divisivo che gli Stati Uniti abbiano mai avuto: la conseguenza sarà, come scrive Giannuli, l’impoverimento della forza americana sullo scenario internazionale. Ciò che è avvenuto negli Stati Uniti assomiglia molto allo scenario europeo: la delegittimazione dei partiti tradizionali e riforme che colpiscono sia a destra sia a sinistra, senza distinzioni.

Tutto sommato non è Trump ad aver vinto, ma i democratici ad aver perso. Prendiamo il caso della Pennsylvania, strappata ai democratici: la capitale è stata conquistata da Hillary Clinton con un margine molto largo. Trump, invece, si è concentrato su tutte quelle zone di periferia isolate dalle grandi città.

Come dimostrano alcune statistiche, le persone di più bassa estrazione sociale e con livelli di istruzione inferiore alla media, in gran parte, hanno preferito Trump alla candidata democratica. In molti casi, si tratta di cittadini che si sono sentiti abbandonati dallo Stato, cioè dall’amministrazione democratica di Obama, e che si sono trovati impoveriti dalla globalizzazione, che ha causato un aumento della disoccupazione. Inoltre, come ha affermato Bernie Sanders, i democratici non sono stati credibili per quanto concerne i diritti fondamentali – come istruzione e sanità, che dovrebbero essere assicurati a tutti – perdendo il consenso di molti giovani, tra i più disillusi rispetto alle elezioni. Così Trump ha vinto, e, sin dalla sua prima conferenza, ha parlato dell’Obamacare come di un sistema inadeguato e, quindi, da smantellare. Un’altra delle contraddizioni di queste elezioni. Dunque, l’elezione di Trump alla Casa Bianca sarà l’inizio di una deriva catastrofica verso l’oceano populista?

Sicuramente, non farà bene ai paesi occidentali, già pieni di paure e incertezze, il fiume di offese che Trump ha lanciato a musulmani, messicani e cinesi. Ancor meno ciò che ha detto parlando di sé in terza persona: “Donald J. Trump invoca una totale chiusura delle frontiere degli Stati Uniti ai musulmani, finché i nostri rappresentanti non saranno in grado di capire che diavolo starà succedendo”.

Federico Paterlini