All’even­to di inau­gu­ra­zio­ne dellanno sco­la­sti­co 2019–2020, tenu­to­si que­sta mat­ti­na in un Audi­to­rium stra­ri­pan­te di geni­to­ri e stu­den­ti, la Diri­gen­te ha dato il ben­ve­nu­to ai nuo­vi arri­va­ti del­le clas­si pri­me. Si è trat­ta­to, in real­tà, di una pic­co­la ceri­mo­nia, pie­na di gran­di emo­zio­ni per tut­ti. A guar­dar­li negli occhi, a uno a uno, si sareb­be det­to che ognu­no dei “pri­mi­ni” fos­se illu­mi­na­to da una pic­co­la ma poten­te sor­gen­te di luce.

La Diri­gen­te, dopo aver salu­ta­to geni­to­ri e stu­den­ti, ha volu­to sot­to­li­nea­re limpor­tan­za che scuo­la e fami­glia si assu­ma­no comu­ni respon­sa­bi­li­tà edu­ca­ti­ve. Geni­to­ri, inse­gnan­ti, col­la­bo­ra­to­ri, edu­ca­to­ri, Diri­gen­te: tut­to è par­te di ununi­ca real­tà. È quan­to mai cen­tra­le che fami­glie e scuo­la si tro­vi­no sul­la stes­sa lun­ghez­za donda. «I ragaz­zi sono emo­zio­ni e sen­ti­men­ti. A vol­te non li ascol­tia­mo, pre­si dal­le nostre incom­ben­ze. E inve­ce è quan­to mai uti­le che noi adul­ti ci si fer­mi un atti­mo per pro­va­re a capi­re che dico­no con i loro, a vol­te enig­ma­ti­ci, silen­zi. Lascia­mo­li agi­re: da un erro­re si può costrui­re un buon per­cor­so di cre­sci­ta con­di­vi­sa. A noi toc­ca soprat­tut­to far com­pren­de­re che le loro azio­ni, ogni azio­ne, com­por­ta con­se­guen­ze. Se “agi­ran­no di pan­cia”, come spes­so avvie­ne nel­la pre­a­do­le­scen­za, toc­che­rà a tut­ti noi dar loro modo di ricu­ri­re gli strap­pi che si sono pro­dot­ti in loro, con noi e con il mon­do che li cir­con­da». La comu­ni­tà edu­can­te deve inse­gnar loro come “con­trol­la­re” gli impul­si; non per repri­mer­li ma per rico­no­scer­li e dar­vi anche un sen­so, un ordi­ne, una logi­ca: un per­ché.

«Sta­re bene a scuo­la è fon­da­men­ta­le». E allo­ra, den­tro lo zai­no, i nostri ragaz­zi devo­no ricor­dar­si di met­te­re non solo libri, dia­ri e pen­na­rel­li ma anche la con­sa­pe­vo­lez­za che la scuo­la può diven­ta­re una mera­vi­glio­sa occa­sio­ne di cre­sci­ta. A scuo­la non devo­no por­ta­re solo com­pi­ti ben fat­ti e men­ti pron­te a esse­re edu­ca­te ma anche sogni e aspet­ta­ti­ve sul­la vita e la socie­tà del futu­ro, nel­la cer­tez­za che noi adul­ti, geni­to­ri e docen­ti, non glie­li distrug­ge­re­mo: la scuo­la deve vive­re di valo­ri e i ragaz­zi devo­no poter esse­re come spu­gne, capa­ci di assor­bir­li e far­li pro­pri.

Dopo que­sto discor­so, sono diven­ta­ti pro­ta­go­ni­sti alcu­ni stu­den­ti del­le clas­si ter­ze, che han­no dato il loro ben­ve­nu­to ai nuo­vi com­pa­gni. «Ci sono pas­sa­ta anchio e sono anco­ra qua, tut­ta inte­ra», ha sot­to­li­nea­to una di loro. Applau­si dal pub­bli­co.

Alber­to Tri­vio­li ha pre­so la paro­la per sot­to­li­nea­re limpor­tan­za del ruo­lo del Con­si­glio disti­tu­to, di cui è pre­si­den­te, facen­do anche nota­re che otto suoi mem­bri sono geni­to­ri, per cui le fami­glie pos­so­no ser­vir­si di que­sta rap­pre­sen­tan­za per pren­de­re par­te alle deci­sio­ni che con­cer­no­no la vita sco­la­sti­ca.

La ceri­mo­nia è ter­mi­na­ta con lese­cu­zio­ne di alcu­ni bra­ni musi­ca­li da par­te di un grup­po di stu­den­ti del­la clas­se 2H e di due madri pia­ni­ste. Con il loro accom­pa­gna­men­to al pia­no­for­te, i gio­va­ni musi­ci­sti, impe­gna­ti con oboe, flau­to e trom­bo­ne, han­no dato vita a un pia­ce­vo­le momen­to musi­ca­le che si è chiu­so con il coro di clas­se e laugu­rio del­la Diri­gen­te: «Buon anno a tut­ti»!