Il 28 ottobre u.s., latleta paralimpica Giulia Ghiretti, è tornata nella sua ex scuola, il Parmigianino. L’appuntamento con i nostri studenti rientrava nel progetto Cosa cè sotto: nuotare per bene, organizzato dalla nuotatrice e dal gruppo industriale Geosec, con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani ai valori etico-morali dello sport e dell’impegno attraverso un tour per le scuole di Parma e provincia. Dopo le parole introduttive della Dirigente, prof.ssa Mariavittoria Caprioli, e i saluti delling. Marco DAttoli di Geosec, Giulia ci ha raccontato i passaggi principali della sua vita: dalla tragedia dellincidente, occorso durante un esercizio di trampolino elastico, al suo straordinario riscatto attraverso il nuoto, uno sport a cui non era particolarmente attratta prima di perdere l’uso degli arti inferiori e che oggi, invece, le offre diverse possibilità per esprimersi in totale libertà.

«Quando vai in vasca ci sei solo tu. Tu, esattamente come sei. Si può dire che ti metti a nudo». Giulia ha sottolineato come il fatto di sentirsi in grado di muovere il corpo in autonomia, senza bisogno di mezzi artificiali, riempie l’animo di gioia: perché al fondo ciò che conta, per uno sportivo, è la sensazione di essere padrone di sé stesso. Il percorso che porta alla gara è faticoso, a volte si arriva stremati alla fine di un ciclo di allenamenti, ma giorno dopo giorno la sfida si rinnova ed è una sfida che puoi vincere innanzitutto con te stesso. Quando l’atleta arriva alla gara è percorso da scariche di adrenalina che forse rappresentano il premio più grande per tutti gli sforzi compiuti fino a quel momento. Ma… «a volte la gara va male, si perde e ci si dispera. Poi, però, ci si calma e si trasforma la disperazione in rabbia agonistica».

La sfida ce l’ha nel sangue. Dopo l’incidente, ha dovuto passare diversi mesi in ospedale ma non si è data per vinta: grazie alla disponibilità dei suoi professori, che le hanno fatto lezione via Skype, ha potuto sostenere le verifiche e le interrogazioni dal letto d’ospedale e, così, non ha perso l’anno scolastico. Quando è tornata a scuola frequentava la classe terza del Liceo ed era come se non fosse successo nulla dal punto di vista degli apprendimenti. Eppure qualcosa era cambiato: «Si diventa più selettivi, con gli amici. Ma è anche vero che quelli che rimangono, dopo che hai avuto un incidente così grave, diventano amici per la pelle».

Il pubblico, composto da studenti estremamente curiosi e affascinati dalla sua esperienza di vita e di sportiva, le ha posto numerose domande. Un ragazzo le ha chiesto, suscitando non poca ilarità, se non fosse stato un sollievo quando aveva saputo che avrebbe potuto evitare la scuola per sei mesi. Un applauso spontaneo, invece, ha seguito la domanda di uno studente-filosofo, che le ha chiesto: «È stata più importante aver voglia di rialzarsi o di tornare a fare sport»?

Quello che di Giulia colpisce è la serenità e autenticità con cui risponde. «Ciò che mi ha fatto rialzare e che mi fa allenare e sfidare ancora e ancora i miei limiti è la curiosità di capire fin dove posso arrivare. È questo che mi spinge a fare di più. Non ho mai avuto nostalgia per le mie gambe di una volta. È vero, senza poterle usare è tutto più difficile. Ma io ho una vita piena: riesco a fare tutto quello che voglio»!

Che cosa c’è sotto, dunque?  

«La famiglia, gli amici e nessuno in particolare. Tutti insieme hanno avuto una grande parte. Perché da soli non si arriva da nessuna parte». 

Oggi, Giulia, oltre a continuare ad allenarsi, frequenta il corso di laurea specialistica in Ingegneria biomedica a Milano. Un esempio straordinario di tenacia e di amore per la vita.

Un grande momento formativo per noi tutti, dirigenti, docenti e studenti.